martedì 31 luglio 2012

Aggiornamento triste

La rondinotta è morta. 

Oggi di tutto di più

Volevo mangiare i tamales del papà di Eliana. E come anonimo aveva chiesto, spiegarvi tutto di cosa è un tamale, come si fa, le foto...
Invece.
Alle 9 del mattino, mentre Dario ed io stavamo lavorando al computer, una rondinotta ha deciso di farsi adottare (segue foto di lei che fa la svenevole con Dario). Da quando si è fatta adottare non molla Dario... se la mette giù fa un casino tremendo, che, vista la presenza di due leoncine in casa, meglio se non fa casino. Pericolo!
Poi mi metto a cucinare (Dario sempre con la rondinotta appiccicata), e a fare anche una marmellata (papaya, arance e zenzero). In mezzo a tutto ciò la nuova belvetta va sfamata. Cerca su internet cosa darle. OK, faccio l'omogeneizzato casalingo. All'inizio pareva che non lo volesse, poi ha cominciato a ingurgitarlo. E' toccato anche imparare a farle aprire il becco tirando gentilmente i ciuffetti...
Sono lì isterica tra marmellate, pranzo in preparazione, gatti frenetici e miagolanti e rondinotta, quando, senza preavviso arriva la sorella architetto del padrone di casa con l'omino di turno per fare, un preventivo per le riparazioni!
Speriamo che sia la volta buona perché io di sta storia non ne posso più. E' due mesi che un giorno si uno no abbiamo operai in casa, ma, siccome Carlos è taccagno, non si decide a fare i lavori. Immaginatevi la gioia: sporco, casino, gatti isterici, non si può lavorare (in Colombia non si possono lasciare da soli gli operai... ).
Voglio dire: tra gli svedesi che, tra amici, devono dare il preavviso di un mese per una visita e i colombiani (sconosciuti) che ti capitano in casa a tutte le ore senza degnarsi di fare una telefonata (col rischio di non trovarti in casa), possibile che non ci sia una via di mezzo umana? E poi sia l'architetta che l'omino erano simpatici. Per cui un po'di nervoso ti passa. Ma ti hanno fatto saltare un altro giorno di lavoro... se ne sono andati che erano quasi le cinque!
L'architetta poi, voleva a tutti i costi comperare la mia marmellata. E io a spiegarle che le sto provando, che non so se sono buone e poi le faccio solo per noi. Che non ho nemmeno l'energia fisica per farle per altri. E lei niente, si vedeva che la cosa l'aveva presa. Voleva comperarle anche per i suoi amici, anzi, voleva portarli per comperarle. Si vedeva che, attratta dal profumo, moriva dalla voglia di assaggiarla, così mi è toccato spiegare che appena fatta, ancora calda non è buona. Che bisogna spettare almeno 15 giorni, un mese, per dare modo agli aromi di amalgamarsi.
Alla fine me la sono cavata promettendole che appena decido quali sono buone le regalo qualche vasetto...!
E lunedì, che sarebbe dovuto venire solo l'omino, invece verrà anche lei. Ci tiene. Colombiani!
E adesso (adesso adesso) mi sono resa conto che lunedì è il compleanno di un vicino! Siamo anche già invitati alla festa (io devo fare il dolce). Come cavolo faremo?
... non ci voglio pensare: sono cotta.
Ci vediamo domani, speriamo, con i tamales.

lunedì 30 luglio 2012

Eliana

Ieri sera suona il telefono. Era Eliana, che è in vacanza per tre giorni nel suo pueblo (a 8 ore di autobus da qui) e che mi diceva che oggi mi manda suo marito a portarmi i tamales.
Il papà di Eliana è un poliziotto in pensione, ha una buona pensione, ma si annoia a non fare niente e così, una volta alla settimana fa i tamales per venderli. Lei dice che i tamales che fa suo babbo sono buonissimi, non come quelli che si comperano qui a Bogotà, quindi ha pensato bene di mandarmeli.
Mitica!

domenica 29 luglio 2012

Domenica colombiana


Dedicato a chi vive a Bogotà (ma anche a tutti quelli che vivono al freddo ovunque essi siano)

Oggi è una giornata uggiosa. Cielo coperto, pioggerellina. Correggo. Pioggerellona.
La Cioti che piagnucola perché ha freddo. Non So piazzata addosso a Dario che non si schioda.
Così, alle 12, 32, aspettando che esca dal forno la seconda prova del pane colombiano, ho fatto un grog.
Per due persone che sono al freddo (vale anche per gli italiani... ma autunno - inverno).
Prendete due tazze e un pentolino. Nel pentolino mettete acqua per riempire a tre quarti le due tazze. Aggiungete 1 chiodo di garofano, un pezzetto di un paio di cm di cannella, una nocciolina sbucciata ed affettata di zenzero, due cucchiai di panela (muscovado o melassa o miele). Fate bollire per alcuni minuti.
Nelle tazze mettete un dito (orizzontale, non verticale...) di rum e il succo di mezzo limone.
Quando la mistura calda sarà pronta, versatela nelle tazze e... dopo 5 minuti vi sentirete belli caldi e consolati!

E da voi è estate...

A volte ci penso, che da voi è estate... qui è autunno/primavera. Faccio fatica a ricordare che voi avete le 4 stagioni.

sabato 28 luglio 2012

Lavoratori

In India e Nepal (ma se è per questo anche in Italia) se chiamavo un signore per fare dei lavori in giardino, e questo non era un professionista, quello veniva, faceva il lavoro e mi metteva in conto le ore (in Asia la giornata).
Almeno a me è sempre capitato così.
Qui no. Il signore viene (se sei fortunato), guarda il lavoro che c'è da fare e poi ti dice quanto vuole. Se mentre lavora ti accorgi che c'è un'altra cosina da fare la paghi extra. E per un lavoro come scavare le aiuole ti sparano delle cifre assurde.
Ingenuamente io pensavo: in Colombia, paese in crescita, hanno un sacco di lavoro, così possono scegliere. Invece tutti mi dicono che c'è una disoccupazione altissima.
E allora? Come la mettiamo?
I nostri amici colombiani dicono che la gente qui è pigra.
Vi faccio un esempio.
Uno degli omini che dovevano venire a farci una riparazione ci ha tirato bidoni per 10 giorni. Uno dei nostri amici lo conosce bene, dice che ha grossi problemi di soldi, che a casa di questo omino spesso non hanno da mangiare. Ma allora? Gli chiediamo, perché non viene a farci il lavoro?
Perché non ha voglia di lavorare, ci risponde l'amico.
Siamo rimasti basiti.
Come avrete capito da questa storia un' abitudine sconcertante dei colombiani è quella di sparire.. Spariscono. Da un giorno all'altro. Tu hai un appuntamento e non vengono. Li chiami, staccano il cellulare. Li richiami, idem.
Passano i giorni e non si fanno vivi. Li richiami e quelli ti fanno ah signora, ma come mai non si è più fatta viva? Ala orden, vengo domani. E non vengono.
E tu ti chiedi: sarà che gli stiamo antipatici in maniera viscerale? Che non gli va di lavorar e per noi? Che hanno troppo lavoro?
Non capisci. Chiedi agli amici locali (uno di loro, persona stupenda, è nato in uno dei barrios più miserabili di Bogotà, fin da bambino ha lavorato e studiato. Stringendo i denti, senza nessun aiuto, si è laureato ed è diventato un professionista affermato) e quelli ti dicono: sono fatti così. Lavorano, guadagnano 30.000, 50.000, 100.000 pesos durante il giorno, la sera vanno al bar e si bevono tutto. Quando tornano a casa hanno le tasche vuote. Alla moglie che chiede soldi per comperare il cibo danno una sberla e le dicono di lasciarli in pace.
Non hanno ambizioni, vivono alla giornata. Per loro venire a lavorare da te o dimenticarsene è la stessa cosa.
Non so voi, ma a me questa cosa ha dato una tristezza infinita. Come di una condanna senza remissione.

venerdì 27 luglio 2012

Marmellate all'equatore: tomate de arbol

Nel giardino c'è un tomate de arbol. A noi non piace molto come frutto, anche sbucciato e spremuto è amaro. Eppure qui ne vanno matti: ah es delicioso! Rico!




Insomma.
E' che dispiace buttare via dei frutti, così ci siamo convinti a bere il succo ( contiene molte vitamine). Però, davvero non ci piace. Ci fa venire in mente visioni di albicocche, mele di montagna, ciliegie, marasche, fragole (quelle nostrane non quelle mezze bianche che usano qui e in Tailandia) e chi più ne ha più ne metta. I frutti tropicali non sono poi così meravigliosi, l'ho sempre detto. A lungo andare annoiano: sono sempre quei tre. E fuori da quei tre, se non sono famosi, c'è il suo motivo...
Così stamattina mi sono alzata decisa a farne una marmellata. Vedi mai che fosse buona... avrei trovato un uso per sti tomate.
Ho sbollentato i tomate per pelarli e poi ho continuato ispirandomi alla ricetta della marmellata con le bacche di sambuco. Il colore è bellissimo. E' rimasto un sottofondo amaro, ma non terribile.
Però per capire bene com'è bisognerebbe aspettare almeno un 15 giorni.
Vi farò sapere.

giovedì 26 luglio 2012

L'età e gli amici

Quando ero bambina amavo frequentare gli amici dei miei genitori. Erano soprattutto artisti o almeno, personaggi di grande spessore culturale. Mi incantavano. Ero una bambina vivace, ma sapevo stare tranquilla per ore ed ore ascoltandoli.
Adesso, per un qualche meraviglioso contrappasso, mi trovo ad avere parecchi amici giovani. Amici di email, ma amici. Mi raccontano la loro vita, ci scambiamo impressioni, letture, racconti, con uno di loro abbiamo addirittura un progetto insieme. Ed è incredibilmente bello.
Non ho figli (solo due gatte tremende) così ho un sacco di spazio nella mia vita per questi giovani amici. Quando trovo una loro email mi sento felice, la apro subito se la trovo al mattino presto, altrimenti aspetto un momento tranquillo e piacevole della giornata e me la gusto in pace. E poi rispondo.
Sono, questi giovani amici, un gran regalo che la vita mi sta facendo.

martedì 24 luglio 2012

Dall'Eje cafetero

Abbiamo la seconda donna di servizio: Eliana.
Viene dall'Eje cafetero, la zona del caffè colombiano, che tutti dicono che è meravigliosa, e lei, quando avrà messo via abbastanza soldi per comperarsi una finca, ci vuole tornare. E' tostissima.
Un fulmine nel fare le pulizie, mi stira anche (la Carmensa si rifiutava di stirare e pulire nello stesso giorno) e ha un carattere molto allegro.
Naturalmente mi ha subito raccontato la storia della sua vita. Pesantissima, ma lei ha saputo svoltarla evitando di piangersi addosso e assumendosi tutte le sue responsabilità.
Sto imparando un sacco sulla Colombia dalle donne di servizio, idraulici, tecnici del telefono, elettricisti... ;-)
Ma Eliana è proprio particolare. Lei non lo sa ma è una femminista spontanea. E' convinta che ognuno si fa il suo destino e che piangere sui problemi non serve a niente. Si deve reagire.
E poi non è romantica! Una colombiana che non te la mena con l'amore, la passione e il romanticismo è rara come i diamanti rossi!
Oltre a tutto mi sembra la persona più informata sulla cucina colombiana che ho incontrato fin'ora. E mi ha parlato di un paio di piatti che hanno l'aria di essere davvero succulenti, non quelle cose tragiche delle amiche che ti dicono: c'è un piatto così "rico, delicioso" e tu pensi, che ne so, ad una versione colombiana della pasta n'casciata, o delle tagliatelle ai funghi porcini.... e quelle ti dicono, è richissimo: patate e riso. Così, plain, senza nemmeno un po'di burro o olio... voglio dire, ti deprime!
Invece l'Eliana parla di polpettine con timo e alloro cotte nel sugo di pomodoro, di frittate con funghi e pomodoro, di maialini ripieni di riso, verdure e uova... insomma, si comincia a ragionare!

... c'è questo di divertente in una vita vagabonda. Non finisci mai di stupirti.

Sicurezza in Colombia

Abituati all'Asia non abbiamo fatto troppo caso al fatto che le case dei vicini sono racchiuse da mura impenetrabili coronate da protezioni elettrificate. In fondo a Delhi, anche in colony chiuse e munite di guardie, a piano terra le case erano protette da gabbie pazzesche. E in Nepal avevamo la guardia e grate a tutte le finestre, anche al primo piano.
Sapevamo che uno dei vicini è molto ricco, infatti ha una villona enorme, quindi abbiamo pensato: se lui vive qui tranquillo vuol dire che il quartiere è sicuro. Sennoneché qualche giorno fa c'era il cancello aperto e abbiamo potuto vedere che il vicino ha le guardie, ma non ciabattone stile India/Nepal. Certi visi duri e... armate. Chiacchierando con un altro vicino ci dice: tranquilli, se c'è qualche cosa di sospetto mi chiamate e io telefono subito al tale vicino, che in casa è ben rifornito di armi, mitra e cose varie. E vabbé.
Poi gli amici hanno cominciato a raccontarci storie tipo: sai quel vicino là? Mostrava troppo di avere soldi, gli hanno rapito i figli, lui non ha pagato il riscatto e glieli hanno ammazzati tutti e due. Mi raccomando, non mostrate di avere soldi (e chi li ha?), non ostentate (mai fatto in vita nostra...).
Ma qui, ostentazione, ha valori diversi dall'Asia, infatti gli amici guardano le nostre statue di bronzo nepalesi e ci fanno, queste dovete metterle via, troppo appariscenti.
Ora, per noi le statue non sono decorative: sono oggetti di meditazione (e in Asia verrebbero riconosciute come tali), fanno parte della nostra vita. E poi sono zeppe di sassolini, pezzettini di muro, oggetti provenienti da posti speciali per noi buddhisti. Dopo essere state riempite di incenso e tutte ste cosette energeticamente forti, i monaci hanno fatto due giornate di puje speciali per benedirle. Una delle statue è stata benedetta da Sakya Trinzin e dai suoi monaci, un'altra da uno dei maestri di Dario... insomma, ogni statua ha la sua storia, è legata a ricordi importanti, a momenti a volte speciali a volte terribili della nostra vita.
Se ce le rubassero sarebbe tremendo più che altro per questo. E poi, vivendo in un paese che è l'opposto, per molti versi, di un paese buddhista, le nostre statue ci scaldano il cuore quando ci sentiamo troppo stranieri, troppo diversi.
Per un po'abbiamo retto, ma ormai lo hanno detto in troppi. Così questa settimana le statue spariranno da casa.
Sarà un po'triste. 

domenica 22 luglio 2012

Notizie dal Nepal e riflessioni varie

Ogni tanto la mia gente mi scrive.
Cominciano dicendo: come stai, Madam, come va il tuo cuore? E Dario Sir come sta? Poi, inevitabilmente la domanda: quando torni, Madam? E proseguono coi racconti. E a me si stringe il cuore.
Powercut come quando c'eravamo noi, Baburam Battharai , primo ministro... lui era quello che quando noi eravamo in Nepal era ministro del tesoro e rilasciava dichiarazioni del tipo: ridurremo il paese in rovine fumanti e da quelle costruiremo la dittatura del popolo. Scioperi e violenze quotidiani. La vita impossibile. La povertà che aumenta.
Alla fine, questi sono sempre i risultati delle rivoluzioni violente: i peggiori prendono il potere e distruggono il paese come un branco di cavallette.
Deve pur esserci un altro sistema, uno che renda alla gente il diritto di vivere una buona vita. Che non metta sempre e inevitabilmente i corrotti al potere.
Voglio credere che ci sia, ma, immagino, se esiste, richiederà cura e impegno continui da parte dei cittadini. Coinvolgimento e impegno quotidiano.
Anche nei paesi così detti avanzati, come il nostro. Non so come possa essere, come possa funzionare, ma voglio credere che questa possibilità esiste.
Difficile, sfuggente, comporterà un sacco di sbagli all'inizio. Ma se la gente si svegliasse veramente, invece di continuare a pensare che ci penseranno i politici, non importa quali... Baburham Bhattarai, Bersani, Berlusconi o il Mussolini di turno... se la gente volesse crescere! Ed essere finalmente libera!

Altrimenti, quando il paese è troppo arretrato, come il Nepal, meglio il re. Almeno ruberà uno solo...

sabato 21 luglio 2012

Fare un orto in Colombia!

Ieri c'era il sole. Così Dario ha deciso di mettersi a preparare la prima aiuola  dell'orto e io di districare la jungla dell'angolo fatta da lulo (che punge) more (che pungono) e granadilla (che non punge ma in compenso è una liana che si arrampica ovunque... il che a 2600 mt di altitudine, ad una certa età è eroico.
Lui comincia a zappare e ci accorgiamo che la massa delle radici dell'erba, fortissima, è alta almeno 10 cm, quindi estirparla è dura, ma sotto! C'è una terra nera, profumata!
Dario prosegue a zappare e io la lotta con certe erbacce (nella jungla di lulo, granadilla e mora) lunghe anche un metro e mezzo. La natura qui è davvero lussureggiante.
I vicini ci salutano e, botta di fortuna da non credere, hanno deciso di potare un albero... e noi che ci chiedevamo dove recuperare il materiale da mettere nell'aiuola a cumulo! Glielo chiediamo, loro ci chiedono a cosa serve, morale. Abbiamo passato una giornata bellissima lavorando tutti e quattro nei nostri giardini, ridendo, raccontandoci cose. E anche loro hanno deciso di fare un permaorto come noi.
Come usa in Colombia, dove la gente i 5 minuti si dimentica tutto, ci hanno chiesto almeno 10 volte, per essere sicuri che ce lo ricordassimo, di mostrargli bene come si prepara l'aiuola a cumulo. Mai visto neofiti così entusiasti!
Ieri sera noi due, i vicini non so, eravamo così cotti che non riuscivamo a prendere sonno. Prossimamente le foto.

...immagino che spiegargli le consociazioni vegetali sarà più dura.


... chissà come saranno felici i colibrì quando l'orto sarà pieno di fiori! Adoro i colibrì.

venerdì 20 luglio 2012

Il Jugaru colombiano c'è riuscito!

Gerardo c'è riuscito. Tra buchini col trapano e filo di rame preso da del cavo elettrico che Dario aveva in casa (Dario è abituato ai paesi in via, speriamo, di sviluppo, così ha letteralmente di tutto, sai mai) è riuscito a sistemare il forno (i fornelli non sono perfetti ma vanno bene).
Ieri ho fatto una ciambella all'olio ed è venuta bene. Oggi la prova del pane.
Ragazzi! Non si muore più di fame! Non so voi, ma io senza pane soffro e anche se i dolci non sono la mia priorità qualche volta un dolce degno di questo nome, o anche solo una buona ciambellona per la colazione del mattino risvolta la giornata!

Grazie ad Ade che voleva spedirmi gli ugelli dall'Italia! 

giovedì 19 luglio 2012

Jugaru

Il jugaru in India è un'istituzione.
E' l'ometto che con una tenaglia e del fil di ferro ti sistema qualsiasi cosa. Meccanico, elettricista, muratore, idraulico, tecnico di elettrodomestici... quando trovi un vero jugaru hai trovato un tesoro!
Qui ci fa da jugaru il fratello di una vicina, simpatico, ex marinaio motorista, si arrangia a fare molte cose ma non è un jugaru indiano purtroppo.
Ieri ha tentato di mettere a posto il fornello/forno della orribile Whirpool (li possino) con non troppa fortuna. Nel senso che i fornelli non fanno più la vampata azzurra che affumica le pentole, ma minimo e massimo di fiamma restano un sogno irraggiungibile.
Oggi esco e quindi la prova del forno la farò domani... riuscirà il nostro eroe a cucinare una torta e, ancora più importante, il pane?
Il seguito alla prossima puntata.

mercoledì 18 luglio 2012

Odio Whirpool!

Brutti figli di male mamme!
Ho comperato un fornello/forno caro come la peste a Cartegena. Gas di città. Non funziona benissimo, la luce del forno è una lampada a incandescenza a bulbo esterna, senza protezione (si lo so, me ne sono accorta dopo, ma, da europea, potevo immaginare???), non ti avvisa quando il forno è in temperatura (roba da 1815) ma funzionava. Le indicazioni dei fornelli (le scritte) sono durate solo 4 mesi...
Poi arriviamo a Cota. Gas butano ( bombole). I bastardi (della Whirpool) ci fanno girare per una settimana da un negozio all'altro di Bogotà dicendo che ci sono gli ugelli per il butano... ma non qui, dovete andare in quel negozio, nell'altro, alla fabbrica... e poi, alla fine, non esistono!!!!!!!!!!
E girare per una settimana per Bogotà costa... E come fai a vendere una cucina a gas senza ugelli di ricambio? In un paese che appena esci dalla città ci sono solo le bombole?
Sei un ladro!
Brutti figli di buone mamme! Mi avete venduto un fornello/forno da schifo e adesso lo devo buttare!

Mi volete bene????? Boicottate questi bastardi della Whirpool: prodotti da schifo e servizio peggio!!!!

Abbiamo INTERNET!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Storie colombiane.
Allora... chiediamo la linea internet/telefono. Un mese e mezzo fa... e non se ne sa niente. Il vicino avvocato ci spiega che NON possiamo avere la connessione perché il padrone di casa ha lasciato un buco di 1.00.000 di pesos.
OK, allora che si fa????? Si chiede ancora  nostro nome. MA. Non ci sono linee disponibili.
Si, forse ci sarebbero, conoscendo le persone giuste... solo che, il padrone di casa, essendo taccagno, si è creato delle inimicizie. A noi, che offriamo vino e comida italiana a gogò, farebbero il piacere...ma non al padrone di casa... conflitto di interessi...
E poi, dopo aver speso un sacco di pesos ancora, per i loro idioti sistemi anti-privacy e pure inefficienti, non abbiamo una "historia crediticia". Bastardi!
Quindi: niente internet.
Finché il Dario (il mio stupendo, impagabile marito) fa presente che: NO internet, NO Dario & Niki....!!! Uguale= niente affitto mega...
Così viene coinvolto un boss della zona e, miracolo. In due giorni DUE...!!!! Abbiamo internet!!!!


In India/Nepal sarebbe andata così: Il vicino ti dice, si deve pagare qualche cosa, ma si fa. Tu sai che il vicino/amico si prenderà le metà del baksisch (= 50 €). In DUE GIORNI si ottiene la linea. Si spendono 100 euro ( 50 all'amico e 50 ai tecnici). Uguale spesa in Colombia. Solo che qui ci abbiamo messo un mese  e mezzo.


martedì 17 luglio 2012

Ah, by the way, devo licenziare la donna di servizio

E cosi anche Carmensa ruba. Immagino che sarà dura trovare una che non rubi, soprattutto noi siamo stranieri = ricchi...
In Nepal, di solito, rubano quando sanno che stai per andartene. Qui rubano subito. In un certo senso è meglio, te ne liberi prima di affezionarti. Anche se ho paura che finirò per farmi le pulizie io... detesto avere ladri in casa... dover seguire il personale col fucile puntato non rientra nel mio concetto di vita decente.
Il problema grosso è che qui si giustificano. Sono povero, ho problemi... e poi la tivvù che riempie gli schermi di telenovelas che osannano Pablo Escobar et similia. Come se i colombiani dovessero avere ulteriori incoraggiamenti al furto e alla violenza...
Perché, di fatto, questo è ancora un paese ad alto rischio. Ultimamente la moda è sfigurare le donne con l'acido per derubarle, ma anche violentarle e poi impalarle (è appena stata uccisa una ragazza qui a Bogotà con questo sistema). Per scipparti ti accoltellano e tanto poi la passano liscia, basta che dicano che l'assassino era minorenne...
Insomma. Colombia tranquilla? Non proprio.

P.S. Non devo essere stata chiara, non so perché la gente crede che Carmensa abbia rubato cibo. No. Ha rubato: soldi e attrezzi che, purtroppo, non si trovano facilmente qui. Almeno. Non della stessa qualità... e poi... un amico ha avuto la donna di servizio che ha cominciato con piccolezze e poi ha scassinato la cassaforte. Bastante????

venerdì 13 luglio 2012

Kipling, l'India e vecchi amici...

Per due giorni sono stata a letto con la febbre e la stufetta elettrica accesa, che goduria! Così mi è venuta voglia di rileggere Kim. In inglese. (Ho scoperto che anche l'edizione di Garzanti è tagliatissima.)
Hanno un bel dire che Kipling era un imperialista. Lo fosse o no conosceva ed amava l'India e sapeva raccontarla con amore.
Quell'India che non esiste più o quasi, travolta dal consumismo.
Poi in Kim c'è il Lama, che, anche se non somiglia ai Lama che ho conosciuto io, che sono dei tosti e non delle mammolette come il Lama descritto da Kipling, ti fa ricordare che in Asia tu, buddhista, non sei così strano, sei normale.

Bè, si vede che l'India ha sentito che pensavo bene di lei e stamattina, guardando le emails, non mi capita sotto gli occhi (io gli ad non li guardo mai, è stato proprio un caso) la pubblicità di un'università online indiana con il nome di un vecchio amico?
Non lo vediamo da almeno 8 anni, ma era troppo divertente!
Molto intelligente ma pomposo come tutti gli indiani di casta alta e con laurea, con un fondo di autoironia che te lo rendeva assolutamente simpatico: Il prof Trivedi.
Ci siamo divertiti con lui.
E' stato anche ospite nostro in Italia perché non si fidava del cibo che gli potevano dare nei ristoranti o cucinare per lui altri amici. Con me era sicuro che rispettavo alla lettera le sue esigenze di bramino osservante.
Aveva una vitalità impressionante, sempre vestito col suo cotone bianco e il suo scialletto (che continuava a rimettere a posto). Certe volte, in inverno, era blu dal freddo ma non demordeva.
Per ringraziarci dell'ospitalità ha regalato a Dario uno dei suoi completini, cappellino, straccetto e tutto... un mito!


Vi metto, per chi capisce l'inglese, una parte della sua modesta biografia. Troppo divertente!
Anche questa è India: esagerata (voglio dire: guardate solo i libri che avrebbe scritto...), con  numeri da panico... incredibile (davvero) India.


Professor P R Trivedi, holds M.Tech., MBA, Ph.D., D.Sc. and LL.D. qualifications in Engineering, Management, Environmental Sciences and Environmental Laws. He has authored 30 volume International Encyclopaedia of Ecology and Environment, 10 volume Paryavaran Vishwakosh, 10 volume Encyclopaedia of International Environmental Laws, 45 volume Encyclopaedia of Sustainable Development, 20 volume Encyclopaedia of Disaster Management, 50 volume Encyclopaedia of Human Rights besides many books on ecology, environment, pollution control, natural resources conservation and management.
More than 3000 environmental projects have been completed under his leadership. He has successfully organised training programmes in India, England, Italy, Spain, USA, Russia, Poland, Sri Lanka, Nepal, Maldives, Mongolia, South Korea, The Netherlands, UK  and Tunisia.
Professor Trivedi is pioneer in introducing the environmental education programme and clean-up campaign by involving more than 2 million school children in India. He has given the slogan 'Catch Them Young' for educating the children for the 21st century.
He has helped the Central and the State Governments in creation of environment friendly as well as sustainable jobs by introducing Bachelor's, Master's and Doctoral programmes in  the areas of environment, pollution control, ecological education, environmental communication, environmental laws, diaster mitigation, sustainable development and human rights.
Professor Trivedi has helped more than 35 universities in India and other countries enabling them to sign Memorandum of Understanding for designing programmes in new and emerging fields relating to employment generation and vocationalisation of existing careers.

Caminetti pericolosi

La mattina, qui a Cota, fa freddo. Perché saremo anche all'equatore... ma a 2600 mt di altitudine. La stufa catalitica che ha funzionato egregiamente col gas in Italia, India, Nepal e Spagna si rifiuta di funzionare col gas colombiano.
Quindi, alle sei del mattino accendo il fuoco. Spesso lo accendiamo anche la sera.
Solo che ultimamente la Ciotolina ha deciso che a lei piace dormire con il tepore che resta fra la cenere.




A volte, non in questa foto, si mimetizza molto bene. Così tocca controllare, prima di accendere il fuoco, che non si corra il rischio di fare un falò di gattina.
La cosa ci rende felici, anche perché, come potrete immaginare, ci riduce la casa in certe condizioni spargendo cenere e nerofumo!

giovedì 12 luglio 2012

Ancora di pane e farine (non ne potrete più immagino...)

Enrico in un commento attribuiva la consistenza di gesso, la mancanza di sapore e di aroma del pane di molte panetterie italiane e non, alla mancata miscelazione con farine di forza (tipo Manitoba).
L'ho presa per buona, ma poi mi sono ricordata di due cose.
Primo e più recente. In Italia io panificavo regolarmente, con farina bio di produzione nazionale, non tagliata con farine di forza e mi veniva un pane fantastico come sapore, consistenza e profumo.
Secondo e moooolto più antico.
Nei lontani anni 60, avevo degli zii proprietari di un molino, che macinava solo grani locali. Il nostro panettiere, rinomato in tutta la zona per il pane fantastico, usava SOLO ed ESCLUSIVAMENTE il pane del molino dei miei zii. Come la mettiamo?
E una volta le panetterie non avevano bisogno di comperare "aroma di pane" da diffondere per attirare i clienti. Bastava l'aroma che faceva il pane cuocendo.
Voi cosa dite. La impoveriscono o no la farina?

Pessime abitudini (mie)

Quando ero bambina credo di essere stata una pioniera nel girare con i cardiotonici in tasca. Papà si fidava del mio buon senso e sapeva che non ne avrei abusato. Crescendo ho imparato a farne a meno, sentivo quando lo svenimento stava per arrivare e mi sedevo, o, se ero in macchina, mi fermavo nella corsia di emergenza finché il malessere non passava.
Facendo finta di niente, cercando di mascherare la cosa. Non mi piaceva sentirmi malata. Volevo essere come gli altri.
Così ho preso la pessima abitudine di mascherare i miei malesseri. In compagnia ridevo e scherzavo anche se le orecchie mi ronzavano (sintomo di collasso imminente). Mi sono così abituata a questa cosa che, alla fine, non sentivo nemmeno di star male, non me lo consentivo. Pagavo tutto dopo, a casa, crollando mezza morta sul letto. Ma in compagnia non mostravo niente. Ci sono vecchi amici che non sanno e non hanno mai sospettato che avessi problemi di salute seri.
L'abitudine mi è rimasta. Difficile togliersela.
Solo che adesso, con l'età, il decadimento del corpo, il vivere a 2600 mt di altitudine, dovrei proprio smetterla.
Non posso passare una giornata, dalla mattina alla sera, in mezzo ad un mucchio di gente, chiacchierando in spagnolo, ridendo, cucinando, correndo di qui e di là... alla sera sono morta. Ho dolori al petto, respiro peggio, non dormo...E anche il giorno dopo sono cotta.
Ma il problema è che non sono veramente consapevole di quello che faccio, è come se inserissi il pilota automatico.

....consigli????

mercoledì 11 luglio 2012

Aggiornamento

Mi arriva un'email in un italiano incomprensibile dall'ambasciata; l'unica parte comprensibile è il riferimento ad una pagina web.
Ok, ci vado e, meraviglia delle meraviglie è scritta tutta in spagnolo. Noi siamo gli unici pirla che mettiamo le istruzioni solo per gli stranieri. Ma si sa, per il governo del nostro paese i cittadini italiani contano davvero poco.
Allora mi armo di pazienza e riscrivo all'ambasciata, spiegando che sono una signora di una certa età, che con lo spagnolo mi arrangio ma che, visto che l'unica cosa di cui sono sicura è che la burocrazia è tremenda, ho paura di sbagliare qualche cosa e di trovarmi comunque senza passaporto.
Non so cosa è successo ma mi hanno risposto di un gentile, ma di un gentile... e mi spiegano, gentilmente tutto.
Così mi sento tranquilla e ho anche potuto ringraziarli!
Meglio di così!!!

lunedì 9 luglio 2012

Giovani

Stiamo conoscendo diversi figli di amici e conoscenti. Ragazzi e ragazze dai 15 ai 26 anni.
Alcuni di loro ti scaldano veramente il cuore. Intelligenti, curiosi, aperti, informati, gentili e vivaci.
Una meraviglia. Mi ricordano la mia giovane amica americana in Nepal.
Che bello!

Cose da ricordare

Da sempre, credo che sia un'abitudine ereditata da mamma, mi piace organizzare pranzi o cene dove ogni persona cucina piatti del suo paese.
Si imparano ricette nuove e ci si diverte un sacco.
Ecco, ieri ho imparato che per quanto ospitali, gentili e meravigliosi siano i colombiani quest'abitudine la devo perdere. Non capiscono proprio la cucina italiana e le sue esigenze.
La cucina colombiana, anche se ha dei piatti che possono essere interessanti, non è molto evoluta. E' basica. Anche come tecniche di cottura. Quindi per loro certe cose, per un italiano imprescindibili, proprio non le capiscono.
Ieri ho preparato un ragù DOC, fatto andare sull'unico fuoco della cucina a gas che funziona semi decentemente (speriamo che davvero oggi Gherardo me lo sistemi!!!!!!!!! Muoio dalla voglia di mangiare del pane!!!). Cottura 3 ore. C'era un profumino...
Arrivo a casa dei vicini armata di pasta Barilla e ragù. Fortuna che non ho portato la De Cecco o piangevo!
Loro, carinissimi, ci piazzano in mano una birra (qui usa così, birra a gogò tutto il giorno) e si mettono a preparare la zuppa che mi vogliono insegnare a fare.
Prendo appunti diligentemente. Completata la zuppa mi fanno: dai, metti su la pasta.
Ok, metto su la pasta. Chiedo una padella per scaldare il sugo e mi fanno: ma è sufficiente che lo mescoli con la pasta che è calda no?  (la loro casa è gelida, quindi il ragù pareva preso allora allora dal frigorifero)
E va bene, penso, lo scaldo alla garibaldina nella pentola della pasta mentre la scolo.
Detto, fatto.
Solo che loro hanno servito prima la zuppa e hanno lasciato la pasta in cucina a diventare fredda. Nonostante io dicessi: diventa cattiva, va mangiata subito. Ma nessuno mi ha badata, si vedeva chiaramente che non capivano cosa accidenti volevo.
Quando l'hanno servita era immangiabile: moscia, fredda, col sugo rappreso.
Dario ed io non l'abbiamo voluta...

Lezione numero x: mai cucinare a casa di un colombiano. Se vogliono mangiare cucina italiana vengono qui

domenica 8 luglio 2012

Non è un paese per vegetariani

Se siete vegetariani venire a vivere in Colombia è dura. Non per carenza di materiale da cucinare: frutta e verdura sono stupende! Anche se di bio (scusa Enry!!!) e seitan, farine varie ecc. io, per ora ho trovato solo il tofu al Carrulla.
Il problema è un altro.
Le relazioni sociali.
Qui ci si incontra moltissimo, c'è moltissima vita di società. I vicini organizzano party, pranzi, gite... solo che l'idea di ritrovo è praticamente sinonimo di grigliata.
Oggi siamo invitati a pranzo da dai vicini carinissimi. Il cuoco provetto è il marito. E ieri mi fa: guarda che se vuoi robetta verde (= verdura) devi andare a cercartela da un altra parte!
Non stava scherzando. Così mi sono messa a ridere e ho detto? Ma dove sta scritto che gli italiani non mangiano carne?
Ah, ecco, perché guarda che qui si va di parrilla (grigliate).
Così stamattina sto cucinando: ragù, pollo ai funghi e preparando una salsa da mettere sulle fettine di lesso (che sono a macerare da qualche giorno in olio d'oliva, aglio, alloro, timo, pepe nero e ginepro) e che porterò come contributo al pranzo per tranquillizzarlo sulle capacità degli italiani di cucinare carne.

Se penso all'India, con gli invitati brahman di stretta osservanza che non solo non mangiavano nessun tipo di carne, ma nemmeno le uova...
Paese che vai, piatti che cucini!

sabato 7 luglio 2012

Aggiornamento

Non ero io ebete, come hanno gentilmente ventilato quelli dell'ambasciata. Era il sistema in panne. Stamattina sono riuscita a fissare gli appuntamenti.
Li possino...

Perché non tornerò mai in Italia

L'esperienza di ieri con la simpatica ambasciata italiana mi ha fatto ricordare perché me ne sono andata dall'Italia e mi ha fatto capire che non ci tornerò mai più.
Ogni tanto mi viene la nostalgia. E' il paese più bello del mondo: ha tutto. Mare, montagna, colline, pianure, isole di sogno, montagne magiche come le dolomiti... Ha la cucina più ricca e varia del mondo. Ha vini da favola.
Questo parlando in generale.
Più in particolare in Italia ho amici che adoro, come Anna, Pigi, l'altra Anna, Giovanni e Diana, Massimo, Laura... e così via. Gente speciale, gente stupenda.

Ma non ci tornerò mai.
Vi ricordate Dante? Ahi serva Italia di dolore ostello...? Beh, siamo ancora lì. E non accenna a cambiare.
Il paese dei furbi, degli amici degli amici. Il paese di quelli che ti possono calpestare perché tu sei solo un cittadino onesto: ligio alle leggi e che paga le sue tasse... il paese dei raccomandati, delle legioni che vivono alle spalle dei pochi che producono veramente.
Un paese corrotto fino al midollo.

Noi avevamo una ditta. Essendo io un pochino svizzera come testa, noi si era in regola fino al millesimo di millimetro. Poi, un giorno, mi sono resa conto che in Italia la cosa non ti protegge. Anzi, ti mette nell'occhio del ciclone.
C'era stato l'ennesimo condono. Noi, essendo in regola dall'A alla Z non lo abbiamo richiesto. Il commercialista (un caro amico) ci fa: è rischioso. Come è rischioso, perché dovremmo ripagare le tasse? Noi siamo in regola, lo sai. Si, dice lui, ma la finanza va a fare le ispezioni a chi non richiede il condono. Pazienza, se vengono vedranno che siamo a posto.
Per nostra fortuna non sono venuti. Ma la sfortuna è toccata ad un amico con un'azienda piuttosto grossa. Non ha chiesto il condono, anche lui, come noi, pensava che essere in regola bastasse. Bene, la finanza gli si è installata in ditta. Bloccandogli praticamente il lavoro. Trattandolo come un ladro. Dopo 15 giorni ha chiamato disperato il commercialista chiedendogli se non potevano fabbricare un qualche cosa per cui la finanza potesse sfogarsi dandogli una multa salata. Gli avevano detto che non credevano che fosse in regola e che, finché non trovavano le prove delle sue malfatte, non si sarebbero schiodati...

Lì abbiamo capito che il diritto, in Italia, non esiste più. E che essere un imprenditore in Italia, se non si hanno "amici" è troppo oneroso.

E' amaro, giorno dopo giorno vedere queste cose nel proprio paese. Si soffre meno vedendo le stesse cose in un altro paese. Non so come spiegare, ma il fatto che tu sei uno straniero ti dà un certo distacco emotivo.

Quindi. Addio Italia. Ti amo, ma hai troppi veleni e troppo radicati perché io possa tornare.


venerdì 6 luglio 2012

Ambasciate italiane... meglio perderle che trovarle

Allora. Noi popolo italiano paghiamo una marea di soldi per mantenere il personale delle ambasciate. Una segretaria (non un diplomatico) una segretaria assunta in loco a Delhi (= locale) prende la misera cifra di 5.000 € al mese. Paese nel quale 200 euro al mese sono un buon stipendio...
Ok?
Allora. Devo rinnovare il passaporto. Provo via internet a prendere un appuntamento. Capirai quanti italiani devono rinnovare il passaporto a Bogotà ogni mese. Un super lavoro, poveretti!!!!!!
Il bastardo di un sito non funziona. Chiamo l'ambasciata, mi dicono che non sono autorizzati a prendere appuntamenti via telefono (non è che le connessioni internet in Colombia siano esaltanti...anzi, in certi posti non ci sono...) ma posso farlo via email.
Ci provo. Mi rispondono che devo prendere l'appuntamento via il loro idiota sistema e se non ci riesco, che mi faccia aiutare da "persone più esperte". Allora. Io, in un paese straniero, mi devo far aiutare da altri, chi???? Visto che io straniera non conosco nessuno???? Per rifare il passaporto??? Ma cosa li paghiamo a fare? A prenderci per i fondelli? E l'insulto velato dove lo mettiamo? Se anche io sono imbranata loro non sono tenuti ad aiutarmi??? Aiutano solo quelli fighi che sanno come si smanetta???A chi devo chiedere il passaporto??? A mia zia?

E poi ci dicono che il problema sono gli evasori fiscali. E quelli che sono pagati principescamente per rispondere così dove li mettiamo?

Paesi emergenti e prezzi assurdi

Premessa.
So che questi problemi, in parte esistono anche nel mondo occidentale, ma in misura drammaticamente inferiore. Nei paesi emergenti questi problemi sono macroscopici.

A volte mi irrito per l'assurdità dei prezzi di alcune cose qui in Colombia. Ma era così anche in India e Nepal.
L'esperienza che mi sono fatta fin'ora di paesi emergenti mi ha portata a notare alcune cose che sono comuni, non importa il tipo di governo, il continente, il clima, la religione...
1) In modo più o meno palese l'economia è in mano ad un pugno di oligarchi. La piccola e media impresa praticamente non esiste, esistono o grandi gruppi o cose microscopiche.
2) Le tasse d'importazione (con la scusa di proteggere il lavoro) sono altissime.
3) Non esiste un rapporto logico tra quanto ti costano le cose e il loro valore intrinseco: in altre parole, non esiste il rapporto qualità/prezzo. Spesso i prezzi sono folli e la qualità scarsissima.
4) I diritti del consumatore sono cosa sconosciuta o quasi e, nella migliore delle ipotesi sono nebulosi.

Bene. I punti 3 e 4 sono la diretta conseguenza dei punti 1 e 2. In pratica in questi paesi si vede molto chiaramente cos'è un mercato senza concorrenza: un disastro per i consumatori, che vengono tosati senza pietà.
I dazi, le barriere doganali, impediscono che i consumatori possano accedere a merci di qualità superiore e prezzi inferiori, così le imprese locali non hanno nessuno stimolo a migliorare la qualità dei loro prodotti né ad abbassare il prezzo. Questo costringe il consumatore a comperare cose pessime a prezzi alti e, non spingendo all'innovazione, non renderà mai l'industria interna interessante per l'esportazione. Chi guadagna in questo caso? L'imprenditore, che non deve investire ed ha un mercato blindato.
Un esempio banale: il vino. Quello importato ha prezzi da infarto così anche il pessimo vino locale viene venduto a 5, 6 euro...
Lo stesso effetto ha la presenza di pochi grandi gruppi che mantengono saldamente il controllo della produzione nel paese: se ci sono solo 3 compagnie che fanno il burro è evidente che i prezzi del burro resteranno altissimi e che della qualità se ne faranno un baffo... se ce ne sono mille, per sopravvivere dovranno migliorare la qualità e/o abbassare i prezzi.
La stessa cosa per i diritti dei consumatori. La gente va resa consapevole che ha dei diritti. Ma in un regime oligarchico chi ha interesse a consapevolizzarla? Invece in un mercato vivace, io, imprenditore, per acquisire clienti comincerò a spiegare il perché e il percome, che ne so, non uso grassi vegetali idrogenati, farò un servizio clienti che spiega le cose. E, lentamente, la gente comincerà a farsi domande, a voler sapere e quindi a pretendere la chiarezza da parte dell'imprenditore. Paradossalmente, io, imprenditore, cercando di acquisire fette di mercato dò alla gente il modo di crescere e quindi di controllarmi.

Non so quanto tempo ci vorrà alla gente di questi paesi per crescere ed imparare a difendersi. Credono ancora ad un sacco di cose alla "dio, patria e famiglia".
Avete presente la storia della farina "fortificada?" Bene, ho scoperto che non troverò mai la farina semplice, è fortificada per legge. Se voi provaste il pane e i prodotti di pasticceria qui, vi accorgereste subito che la farina è impoverita. La "fortificazione" serve per riportarla a livelli di valori accettabili. Anche in Italia esiste la farina impoverita e quindi riportata ai parametri dovuti con aggiunte chimiche. Ma nessuno ci dice che "lo fanno per il nostro bene". E costa meno della farina normale.
In un regime di mercato (quasi) libero, io consumatore scelgo. Voglio la porcheria? Voglio farina buona? Biologica?
Scelgo.
Qui hanno scelto il governo e i grandi gruppi. (chi ci guadagna con la farina fortificada se non chi vende le porcherie per fortificarla ?). E la gente è felice perché pensa che lo fanno per il loro bene.

Ok, vi lascio, vado a fare il chapati con la farina fortificada... ;-)

mercoledì 4 luglio 2012

Le due Paramita della Colombia

Ogni paese ha la sua storia e ti insegna qualche cosa. In ogni paese ti devi adattare, che ti piaccia o no, e questo ti fa cambiare. Se lo vedi dal verso giusto ogni paese ti aiuta a diventare migliore. Si, va bene, lo ammetto, ti fa diventare migliore ma qualche volta ti fa sclerare! Però, ti fa crescere.
E la Colombia?
Sarà un'ovvietà ma è molto diversa da tutti i paesi in cui ho vissuto. Ci vorrà del tempo per capirla. E' difficile davvero!
Per ora mi sono resa conto che le due Paramita che qui Dario ed io svilupperemo sono pazienza e entusiasmo perseverante... Pazienza, perché senza di quella uno si ritroverebbe velocemente dipendente dal Valium in dosi massicce (altro che Asia!!!), entusiasmo perseverante, perché senza quello si mollerebbe ancora prima di cominciare...
Perché sotto certi aspetti è un paese che ti tira scemo. Lento e burocratico fino al midollo delle ossa ( e la gente è così assuefatta che non si lamenta), ma burocratico dove il consumatore-cittadino diritti ne ha pochini. Ma anche molto inefficiente.
Un esempio? Non ti arriva la bolletta della luce (cosa che presuppone che tu ti ricordi la data in cui la bolletta ti arriva di solito)? E devi correre tu all'ufficio della company, perché sennò te la tagliano (informazione data da un avvocato) e gli sembra pure logico!!!
Apri un conto corrente? Tre ore, buona parte delle quali passate ad attendere nonsisabenecosa davanti al terminale del computer. Con l'impiegata della banca, gentilissima, che fa finta di fare delle cose e si vede che è imbarazzatissima. Ma i computer non servivano a velocizzare il lavoro????
Chiedi la linea del telefono e il tuo padrone di casa precedentemente aveva piantato un chiodo con la compagnia? E loro non ti danno la linea. Ma cosa c'entro io col padrone di casa? E che ne so, mica sono colombiana. Noi comunque abbiamo provato a fare richiesta e la cosa, ci dice un vicino consulente di compagnie telefoniche, funziona così:
tu fai la richiesta, ma ancora la cosa non è ufficiale, la pratica non ha un numero. Se dopo due giorni nessuno è venuto ad istallarti la linea (nei loro uffici ti dicono che te la installeranno in due giorni) fai reclamo. In quel momento la tua pratica ottiene un numero e comincia ad esistere (prima era così, per scherzare, evidentemente). Da lì partono e fanno un indagine sulla tua storia creditizia, cosa che nei paesi del primo mondo infrangerebbe la privacy, che naturalmente tu, come straniero appena arrivato non hai e poi, in base a misteriosi parametri, decidono se darti o no la linea. Più no che si per via del padrone di casa che ha un insoluto.
Ora, tutto ciò sarebbe orendo e oribile e insormontabile.
Sennonché qui scatta la carineria colombiana, dove un vicino ti dice: No te preocupe hermano! Se dicono di no faccio richiesta io a nome mio. Cosa che lo mette a rischio: se noi non paghiamo una bolletta è lui quello che se ritrova nella storia creditizia! Veramente generoso e gentile, l'aspetto stupendo e disarmante della Colombia.
Voi direte: Fantastico no?
Si, certo. C'è un unico neo, per un europeo/nordamericano. Che da UN MESE stiamo cercando di avere telefono/internet e ancora non si sa SE e QUANDO lo avremo.
Colombia!!!!!!!

p.s. Paramita = Perfezioni. Sono sei e servono per raggiunger l'illuminazione. Ma più prosaicamente, servono a vivere meglio e ad avere più successo in quello che si fa nella vita quotidiana.